Davide Severi

Roma 1977

La sperimentazione e la curiosità sono sempre state il motore della musica di Davide Severi. Pianista fin dalla infanzia, ha acquisito il suo primo sintetizzatore professionale a dieci anni. Gli studi classici si sono presto sostituiti alla musica elettronica, mentre sempre più macchine popolavano il suo studio. Innamorato della Jungle e della IDM degli albori, il suo percorso di sperimentazione lo ha riportato al inizio: la ricerca di una “intelligenza musicale artificiale” fatta di frattali ed ottenuta tramite la programmazione matematica della musica, ispiratagli da artisti come Autechre e compositori come Steve Reich, lo ha riportato al punto di partenza: a Bach ed i suoi canoni e fughe, pinnacolo della matematica musicale.
Gli studi di elettronica si sono quindi affiancati a quelli di clavicembalo prima, e di musica indiana in poi: questo per fondere la componente verticale della musica – ovvero la armonia – con quella orizzontale, cioè la melodia. La melodia, quel irrinunciabile “canto degli dei” che fluisce spontaneo e che sfugge a qualunque riduzione matematica. In questo incrocio tra elemento verticale ed orizzontale si basa la sua ricerca: una ricerca sia sonora che visiva, nella quale le onde sintetizzate dai suoi strumenti si fondono tra loro, generando forme danzanti sullo schermo di un oscilloscopio analogico, collegato direttamente alle uscite audio dei suoi synth. Ciò che si vede è esattamente ciò che si sente, in una corrispondenza biunivoca che si fa esperienza quasi archetipale. Le immagini partono dalla rappresentazione della armonia più pura (le cosiddette figure di Lissajous) per arrivare alle geometrie più complesse e metamorfiche, dettate dalla musica che si fa via via più ricca ed intricata, da tonda a spigolosa, da calma a frenetica, in un percorso che, come una onda sonora, si chiuda ad anello tornando al punto di partenza, in una “eterna ghirlanda brillante”.


Scroll Up